Verifiche di sicurezza elettrica su apparecchiature elettromedicali

Verifiche di sicurezza elettrica su apparecchiature elettromedicali

Norma CEI 62353 La IEC 62353 si applica agli apparecchi Elettromedicali conformi alla norma CEI 62-5, prima della messa in servizio, durante le operazioni di Manutenzione, Ispezione, Assistenza e Riparazione oppure durante le Verifiche periodiche effettuate per valutare la sicurezza degli Apparecchi EM.   Definizione di apparecchiatura elettromedicale seconda normativa 62.5 “Apparecchio elettrico, dotato di PARTE APPLICATE che trasferisce energia verso il o dal PAZIENTE, o rileva tale trasferimento di energia verso il o dal paziente e che è: dotato al massimo di una connessione ad una particolare ALIMENTAZIONE DI RETE, previsti dai loro FABBRICANTI per essere impiegati in: – diagnosi, trattamento o monitoraggio dei PAZIENTI, – per compensare, lenire una malattia, le lesioni o menomazioni.”   Definizione di parte applicata seconda normativa 62.5 “Parte di un apparecchio EM che nell’uso normale entra necessariamente in contatto fisico con il paziente affinché l‘apparecchio EM o il sistema EM svolgano la propria funzionalità.”   Descrizione della prova Verifica della resistenza del conduttore di protezione, verifica della resistenza di isolamento, controllo tensione di funzionamento, controllo potenza di carico verifica delle correnti di dispersione nell’involucro in condizioni di normale funzionamento e di primo guasto, verifica delle correnti di dispersione nelle parti applicate  in condizioni di normale funzionamento e di primo guasto. Il servizio tecnico della A.t.s. snc  esegue da oltre 20 anni controlli di sicurezza elettrica sulle apparecchiature elettromedicali nelle maggiori strutture sanitarie del Lazio. La normativa 62.5 dispone l’obbligatorietà di eseguire controlli di sicurezza elettrica su tutti i dispositivi elettromedicali. Richiedi subito un preventivo...
Il defibrillatore

Il defibrillatore

Il defibrillatore è un apparecchio elettromedicale destinato ad erogare  un impulso elettrico per curare alcune disfunzioni cardiache quali la fibrillazione ventricolare. L’energia viene trasmessa al paziente mediante elettrodi applicati o sulla pelle (elettrodi esterni) o direttamente  sul cuore (elettrodi interi). Gli elettrodi di tipo esterno posso essere posizionati entrambi sul petto o sul petto e sul dorso. Alcuni defibrillatori dispongono di monitor sul quale visualizzare l’attività elettrica del cuore. I defibrillatori hanno generalmente due modi di utilizzo. Nell’utilizzo istantaneo (rianimazione) l’erogazione dell’impulso dipende esclusivamente dalla decisione dell’operatore. Nel caso di utilizzo sincrono o cardioversione, la scarica efficace dipende da un impulso sincrono derivato dal complesso QRS. Questo consente l’erogazione dell’impulso in un’istante determinato del ciclo cardiaco, evitando l’erogazione in un periodo vulnerabile. Tipi di defibrillatori In commercio esistono, sostanzialmente, due tipi di defibrillatori: manuali e automatici. Nei primi è l’operatore a selezionare la potenza dell’impulso e la successiva erogazione. Dispongono di elettrodi dai quali è possibile liberare l’impulso elettrico attraverso dei pulsanti posti sulla parte superiore. L’apparecchio deve essere utilizzato esclusivamente da personale medico addestrato.  Nei defibrillatori semiautomatici (DAE), invece, l’analisi dell’attività cardiaca è affidata al defibrillatore, il quale, in caso di forma d’onda defibrillabile, consentirà l’erogazione dell’impulso. Sono dotati di piastre adesive monouso e posso essere utilizzati da personale paramedico e non.   Rischi per l’operatore I defibrillatori sono progettati per erogare quantità significative di energia. Alcuni modelli possono erogare tensioni di oltre 5000 volt e energie di 360j, quindi sono strumenti potenzialmente letali se non utilizzati adeguatamente. Ci possono essere rischi di elettrocuzione per il personale: avente origine dagli elettrodi per la defibrillazione verso l’operatore a causa per esempio della presenza di pasta...
Igiene orale del paziente e rischio VAP

Igiene orale del paziente e rischio VAP

La cavità orale è fonte comprovata di polmonite da ospedale HAP (Hospital-acquired pneumonia) e VAP (Ventilator Associated Pneumonia), infatti una cattiva igiene orale può causare rischio di infezione batterica. Il batterio che causa questa malattia respiratoria, colonizza il tratto orofaringeo e la placca dentale. I pazienti ventilati in Terapia Intensiva sono quelli a più alto rischio di infezione, in quanto l’intubazione orale rende difficile la pulizia e la completa chiusura della bocca comportando la secchezza delle fauci, inoltre il tubo endotracheale permette un accesso diretto nel tratto polmonare. L’igiene orale del paziente è dunque indispensabile, sia perché spesso non è in grado di provvedervi autonomamente, sia perché pazienti intubati e sedati mostrano alterazioni delle funzioni fisiologiche quali salivazioni e movimenti involontari della lingua. Il modo più efficace per poter garantire l’igiene orale al paziente è la rimozione meccanica attraverso lo spazzolamento e l’aspirazione. Esistono in commercio dei dispositivi studiati appositamente per eseguire i protocolli dell’igiene orale del paziente:  Il più utilizzato è il tampone in spugna (prima immagine a sinistra), grazie alla particolare spugnetta seghettata imbevuta di bicarbonato di sodio, si riesce a lavare accuratamente gli spazi interdentali assicurando una igiene orale ottimale. Gli altri due dispositivi possono essere collegati all’impianto di aspirazione centralizzato o a un’aspiratore elettrico, permettendo la completa rimozione di detriti e secrezioni dal cavo orale.   Visita il nostro store dove potrai acquistare i prodotti per l’igiene orale del paziente.      ...
Guida all’utilizzo dell’elettrocardiografo

Guida all’utilizzo dell’elettrocardiografo

L’elettrocardiografo è un apparecchio utilizzato dal personale medico per valutare, diagnosticare,e monitorare l’attività cardiaca dei pazienti.Tramite degli elettrodi, che di norma sono 10, 6 per il torace e 4 periferici, si acquisisce “l’impulso elettrico” generato dal cuore, in 12 derivazioni. Prima di iniziare Si fa stendere il paziente a torace scoperto, si fanno togliere bracciali, collane, orologi, scarpe e calzini. Il piano di appoggio deve essere sufficientemente largo onde evitare che gli arti siano a penzoloni, in quanto la contrazione dei muscoli in fase di acquisizione del segnale Ecg, può causare artefatti sul tracciato. Depilare il paziente se si utilizzano elettrodi di tipo a ventosa o adesivi Utilizzare gel conduttivo se vengono utilizzati elettrodi di tipo a ventosa Garantire il massimo confort al paziente. Tipi di elettrodi  Come abbiamo precedentemente visto gli elettrodi sono 10, 6 per il torace (detti anche elettrodi precordiali) e 4 per gli arti (detti elettrodi periferici). Qui di seguito gli elettrodi più frequentemente utilizzati:  Cavo paziente Il cavo paziente consente  il passaggio “dell’impulso elettrico” dal cuore all’elettrocardiografo, ha un connettore che si collega allo strumento e 10 spinotti detti in gergo connettori a banana. Nella maggior parte dei cavi è presente un resistenza, solitamente da 10kohm, che serve a proteggere il dispositivo da scariche di defibrillatori. Qui di seguito tre cavi per elettrocardiografo  Come posizionare gli elettrodi ecg Iniziamo con il posizionare gli elettrodi periferici così come segue:   ELETTRODO ROSSO SU POLSO DESTRO (R) ELETTRODO GIALLO SU POLSO SINISTRO (L) ELETTRODO NERO SU CAVIGLIA DESTRA (N) ELETTRODO VERDE SU CAVIGLIA SINISTRA (F)   ora colleghiamo al torace gli elettrodi  V1, V2, V3, V4, V5, V6, così da poter...